Vino rosato: quali uve si usano e come si produce?

Fresco, versatile e sempre più apprezzato: il vino rosato è una delle espressioni più interessanti della viticoltura contemporanea. Ma come si produce un rosato? Quali uve si utilizzano e, soprattutto, da cosa dipende il suo caratteristico colore rosa?

La risposta è nella vinificazione. A differenza di quanto si potrebbe pensare, il rosato non nasce semplicemente dalla miscelazione di vino bianco e vino rosso: il suo colore e le sue caratteristiche dipendono soprattutto dal rapporto tra uva, bucce e mosto durante le prime fasi della vinificazione.

Anche in Maremma il rosato trova un terreno ideale, grazie a vitigni capaci di esprimere freschezza, profumi e una piacevole componente sapida. Alla Cantina I Vini di Maremma ne proponiamo diverse interpretazioni, ottenute da tre varietà: Sangiovese, Ciliegiolo e Syrah.

Come si produce il vino rosato?

Per ottenere un vino rosato si parte da uve a bacca rossa. La differenza rispetto alla produzione di un vino rosso sta soprattutto nella gestione del contatto tra il mosto e le bucce.

È infatti nelle bucce che si trovano gran parte delle sostanze responsabili del colore. Durante la vinificazione di un rosato, il contatto viene limitato nel tempo, così da estrarre una quantità di colore inferiore rispetto a quella necessaria per un vino rosso.

Uno dei metodi più utilizzati è la pressatura soffice delle uve, che permette di ottenere il mosto limitando l’estrazione dalle bucce. In altri casi si può prevedere un breve contatto con le bucce, seguito dalla separazione del mosto.

Dopo questa fase, il mosto viene generalmente sottoposto a decantazione a freddo e fermentato a temperatura controllata, spesso in acciaio inox. Il risultato è un vino caratterizzato da freschezza, profumi fruttati e floreali e una struttura generalmente più agile rispetto a quella di un rosso.

Il colore può variare dal rosa molto tenue fino a tonalità più intense di rosa ciliegia o rosa salmone, a seconda del vitigno, della tecnica di vinificazione e della durata del contatto con le bucce.

Quali uve si usano per fare il rosato?

Non esiste un unico vitigno destinato alla produzione del rosato. Possono essere utilizzate molte uve a bacca rossa, scegliendo quelle capaci di mantenere una buona freschezza e di esprimere profumi e caratteristiche interessanti anche attraverso una vinificazione più delicata.

In Maremma, tra le varietà che si prestano particolarmente bene a questa tipologia troviamo Sangiovese, Ciliegiolo e Syrah.

Alla Cantina I Vini di Maremma queste tre uve danno vita a quattro interpretazioni diverse del rosato.

I rosati della Cantina I Vini di Maremma

Tramonto di Maremma Rosato: il Sangiovese in versione rosata

Il Tramonto di Maremma Rosato Toscana IGT nasce da uve Sangiovese provenienti dalla fascia costiera della Maremma.

La vinificazione prevede diraspa-pigiatura soffice e pressatura, con un breve contatto con le bucce. Il mosto viene poi sottoposto a decantazione statica a freddo e fermentazione a temperatura controllata.

Il risultato è un rosato dal colore rosa salmone brillante, con profumi floreali e note fruttate. Al palato è fresco, con sentori di frutta rossa matura e una raffinata mineralità.

Dopo la fermentazione, affina tre mesi sulle fecce fini in acciaio inox e altri due mesi in bottiglia.

Mar Lumi: il rosato spumante

Anche il Mar Lumi DOC Maremma Toscana Brut Rosato nasce da uve Sangiovese, ma interpreta il rosato in una veste completamente diversa: quella dello spumante.

La vinificazione avviene in acciaio a temperatura controllata e la presa di spuma viene effettuata con metodo Martinotti/Charmat, in autoclavi di piccole dimensioni, con permanenza sui lieviti. Il vino affina poi per sei mesi sulle fecce fini.

Il risultato è un rosato dal colore rosa ciliegia luminoso, dai profumi intensi e avvolgenti, con note di frutti rossi ed erbe aromatiche mediterranee. Al palato unisce freschezza, struttura e delicata sapidità, con un finale balsamico.

Una dimostrazione di come la stessa uva, attraverso una tecnica di vinificazione differente, possa dare origine a un’espressione completamente nuova.

Albarese Rosato: il Ciliegiolo della Maremma

Il Rosato Albarese DOC Maremma Toscana nasce invece da Ciliegiolo, una varietà particolarmente legata alla tradizione vitivinicola toscana.

Le uve vengono sottoposte a pressatura soffice, seguita da decantazione statica a freddo del mosto e fermentazione a temperatura controllata in acciaio inox.

Dopo la fermentazione, il vino affina tre mesi sui lieviti in vaso vinario di cemento e altri due mesi in bottiglia.

Nel bicchiere presenta un rosa ciliegia luminoso e profumi floreali, con note di rosa e fiori bianchi di ciliegio. Al palato è ricco di polpa e fresco, con un equilibrio tra note floreali, frutta matura e un finale piacevolmente espressivo.

Martes Rosato: il Syrah in chiave mediterranea

Il Martes Rosato IGT Costa Toscana nasce da uve Syrah coltivate nella fascia costiera della Maremma.

Anche in questo caso la vinificazione prevede la pressatura soffice delle uve, la decantazione statica a freddo del mosto e la fermentazione a temperatura controllata in acciaio inox. L’affinamento avviene poi in cemento.

Il risultato è un rosato dal colore rosa ciliegia luminoso, con profumi freschi di piccola frutta rossa e fragola. Al palato è intenso e dinamico, con freschezza e sapidità che accompagnano una progressione gustativa piena e scorrevole.

Rosato: un vino, tante interpretazioni

Parlare di vino rosato significa quindi parlare di una categoria tutt’altro che uniforme.

Il vitigno, il momento della raccolta, la durata del contatto con le bucce, la tecnica di vinificazione e il successivo affinamento contribuiscono a definire il carattere del vino.

Lo dimostrano i quattro rosati della Cantina I Vini di Maremma: dal Sangiovese del Tramonto di Maremma e del Mar Lumi al Ciliegiolo dell’Albarese, fino al Syrah del Martes. Quattro vini diversi, quattro modi di interpretare il colore e la freschezza del rosato, ma con un elemento comune: la Maremma e il suo carattere mediterraneo.

E forse è proprio questa la parte più interessante del rosato: dietro a quel colore delicato non c’è un vino “semplice”, ma una vinificazione precisa, fatta di tempi, temperature e scelte tecniche che determinano ciò che ritroviamo nel bicchiere.

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